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Il coinvolgimento emotivo nelle formazioni interculturali

Di formazioni interculturali ne ho date tantissime, ma il coinvolgimento emotivo che ho provato in quella sull’Angola è stato inedito.

 

Credo che ogni formatore interculturale sappia che questo lavoro implica una buona dose di coinvolgimento emotivo. Durante le formazioni interculturali, infatti, si vanno a toccare concetti e valori molto importanti. Ci si trova a coinvolgere il cliente su temi vasti e impegnativi quali la tolleranza, il senso della vita comune, i propri gusti più intimi e la convivenza sul pianeta.

E questo per me rimane il valore immenso del lavoro che più ho amato e amo fare.

Il mio ufficio a Lubango

C’è però poi, naturalmente, la relazione che ogni formatore interculturale ha con il paese attorno al quale ruota il training. Relazione che, naturalmente, cambia a seconda della ragione per cui ci si trova in quel paese, lunghezza del soggiorno, condizione personale e molti altri fattori.

Quando vivevo in Perù, era bellissimo formare i manager in arrivo a Lima perchè quella rappresentava per me un’occasione per trasmettere tutto l’entusiasmo che provavo per la mia cultura ospitante. In Indonesia ho imparato ad amare la cultura locale anche grazie ai feed-back e alle richieste delle famiglie espatriate in arrivo, che mi rimandavano un’immagine della vita a Jakarta, soprattutto in ambito lavorativo, alla quale io avevo un accesso parziale. Dare formazioni interculturali in e sull’Italia è un modo bellissimo di scavare nella mia propria cultura e scoprirne, attraverso gli occhi dei miei clienti, sempre nuovi aspetti.

Qualche settimana fa sono stata contattata da un’agenzia che cercava una trainer per una formazione interculturale per un cliente in procinto di traferirsi in Angola per lavoro. Io in Angola ho vissuto la bellezza di 29 anni fa, e non mi sentivo affatto pronta a sostenere un programma che potesse onestamente equipaggiare il cliente in quell’esperienza.

Si è dunque deciso che io avrei condotto la parte generale della formazione e l’introduzione dei principali valori della cultura angolana, e sarei poi stata affiancata da un esperto paese per la parte pratica e attuale.

Tra i Mumhuila

Nel preparare il training, cercavo un angolo che mi desse legittimità nel parlare dell’Angola, e all’improvviso l’ho trovato. Avrei parlato al cliente della MIA Angola, di quello che avevo vissuto all’epoca. L’essere stata testimone della firma del secondo cessate il fuoco tra l’UNITA e l’MPLA mi ha reso prova vivente del passato recente di questo paese. E come tutti i formatori interculturali insegnano, è negli eventi passati, e in come la società li ha gestiti, che affondano le radici della cultura odierna.

Ho deciso che avrei condiviso qualche foto del mio soggiorno in Angola per introdurne i valori principali. Ripercorrendo quelle immagini e quei momenti, ho sentito un’ondata di coinvolgimento emotivo che non mi aspettavo, in relazione a un paese dove ho vissuto così tanto tempo fa.

La formazione è andata benissimo, il cliente è stato molto contento. L’esperienza mi ha fatto riflettere su come il mio coinvogimento emotivo con l’Angola sia stato fondamentale per il successo del training, e non solo dal punto di vista del cliente. E’ stato utile anche a me. Mi ha fatto capire quanto incredibilmente ricca sia stata la mia esperienza globale. Quanto io sia il risultato del contatto prolungato con una serie di culture realmente diverse tra loro, e come una parte fondamentale di me sia costituita dal poter condividere le mie esperienze per dare ad altri la possibilità di creare una relazione positiva con la loro nuova destinazione.

E’ un patrimonio enorme e di cui vado profondamente fiera.

 

Claudia Landini
November 2019
Foto ©ClaudiaLandini
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