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Controllare le emozioni nel coaching

emozioni nel coaching

Ieri sera ho partecipato a un’interessantissimo webinar sulle emozioni nel coaching. Condivido qui alcune delle riflessioni scaturite.

Il webinar a cui ho partecipato ha spiegato tantissime cose sulle neuroscienze rispetto alle emozioni nel coaching. Sarebbe troppo lungo riportare qui tutte le interessanti considerazioni e informazioni che sono uscite durante l’incontro. Quello però che mi ha suscitato è stata una riflessione su come giocano le emozioni nel rapporto tra il coach e il cliente. In particolare, su cosa possiamo fare noi coach per controllare le nostre emozioni, e regolare la nostra reazione alle emozioni del cliente in modo che queste non interferiscano nella relazione durante la sessione, e non modifichino la nostra presenza come coach.

 

emozioni nel coaching

 

Mi è venuto spontaneo pensare a due momenti della mia vita di coach. Il primo l’ho già raccontato qui, e si riferisce al giorno in cui ho sostenuto l’esame per diventare coach con la mia accademia. Proprio quella mattina l’esercito israeliano ha deciso di demolire la casa del mio vicino, e io, oltre a non sapere se il rumore dei bulldozer avrebbe coperto la mia voce, ero emotivamente devastata all’idea di quello che stava succedendo.

L’altro momento è successo quando ero coach già da un paio di anni. Stavo per collegarmi con un nuovo cliente, e appena prima  mi è arrivata sul telefono la notifica da parte di una carissima amica che mi informava che suo marito, altrettanto grande amico mio, aveva avuto un ictus ed era in fin di vita all’ospedale.

Quando le emozioni nel coaching ci sopraffanno

Torno spesso con la mente a entrambi questi momenti perché in tutti e due i casi mi sono sentita sopraffatta dall’angoscia. Sapevo di dover dare il massimo e focalizzarmi sul cliente che stava per collegarsi in sessione con me. Le mie emozioni, però, erano tante e tali da farmi davvero temere di perdere il controllo e non riuscire a portare a termine la sessione.

La relatrice nel webinar di ieri si riferiva a situazioni analoghe riguardo alle emozioni nel coaching. In particolare si è focalizzata sulle emozioni del cliente, e come queste possono interferire con la nostra performance come coach.

Cosa succede quando entrano in gioco le emozioni nel coaching

Quando le emozioni del cliente prendono il sopravvento, portano generalmente a una situazione in cui non è in grado di verbalizzarle, o “etichettarle”, come spiegava la relatrice. Si esprime confusamente, perchè la reazione a livello limbico ha preso il sopravvento. Il sistema limbico del nostro cervello è quello preposto alle emozioni, e quando prevale mette a dura prova l’ingaggio della corteccia frontale, che è quella preposta alla pianificazione, alla strategia, etc.

A volte le emozioni nel coaching possono essere talmente forti da parte del cliente da sfuggire a qualsiasi controllo, e sfociare in manifestazioni come il pianto, il silenzio prolungato, un cambiamento drastico nella postura o nelle espressioni del viso, o gesti incontrollati che esprimono nervosismo, paura, ansia.

emozioni del coachingLa reazione del coach

Quando accade tutto questo non è scontato né garantito che il coach riesca ad autoregolare la propria reazione. Potrebbero esserci moti di fastidio, potrebbe emergere il giudizio, o ancora, il coach, sopraffatto dall’incapacità di gestire la sua reazione a quell’emozione specifica, potrebbe proteggersi virando verso quegli aspetti pratici che di solito vengono toccati alla fine della sessione.

Cosa fare in questi casi

Durante il webinar abbiamo parlato di alcuni strumenti che il coach può utilizzare per far fronte alla situazione quando si rende conto che le emozioni espresse rischiano di travolgerlo. Io sono tornata con il ricordo a quei due momenti che vi ho descritto sopra, e ho riflettuto su cosa mi ha aiutato in quelle occasioni a mantenere il controllo, e cioè una focalizzazione estrema sul momento.

In un certo senso, a posteriori, mi ha fatto anche piacere essere stata messa alla prova. Non sapevo di avere dentro di me una tale capacità di autocontrollo. In quei momenti ho dovuto però farci ricorso e usarla nella sua interezza. Ho capito che se avessi lasciato le emozioni interferire con le mie performance, avrei fallito. Nel primo caso non avrei superato l’esame, nel secondo avrei probabilmente dato al mio nuovo cliente l’impressione di essere una coach poco professionale, parziale e non adatta. La disperata necessità dimostrarmi per quello che sono mi ha aiutata a mettere da parte le emozioni del momento e a concentrarmi sull’esame e sul nuovo cliente.

La motivazione influisce sulla concentrazione

Tirando le somme, è stata la mia motivazione di base del voler avere delle performance positive a darmi la forza per focalizzarmi sul momento in maniera talmente estrema, da riuscire a chiudere fuori dal mio cervello tutto quello di cui avevo preso coscienza prima che iniziassero le sessioni.

Questa è una strategia che ha funzionato per me, e una volta che l’ho scoperto mi sono sentita molto più forte e in grado di affrontare qualsiasi momento di stress nelle sessioni di coaching. Magari per voi potrebbe funzionare qualcos’altro. Come sempre, se avete voglia di raccontarmi le vostre esperienze, sono tutt’orecchie 😊

 

Claudia Landini
Ginevra, Svizzera
Marzo 2023
Foto principale: Christina Morillo su Pexels
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