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Un coaching game sul potere del contatto con la diversità

Sono fanatica di giochi nella formazione interculturale, ma finora ho perlopiù usato giochi imparati da altri. Finchè non ho sentito la necessità di crearne uno mio. Ve lo presento.

L’ho chiamato con il nome dell’ultimo progetto di Expatclic, What Expats Can Do, ovvero Cosa Possono Fare gli Espatriati. E’ un progetto che si focalizza su come l’esperienza a contatto con la diversità può essere riversata nel mondo con un messaggio di speranza. Parte dal presupposto che questa ci cambia, ci rende migliori, ci insegna cose di cui il mondo ha tanto bisogno in questo momento.

Ma come fare per capire quali skills ci ha dato questo contatto, che cosa abbiamo effettivamente guadagnato, come siamo cambiati vivendo all’estero o lavorando e vivendo in altri modi a contatto con la diversità?

Lo scopo del mio gioco è proprio questo: aiutarvi a prendere coscienza del capitale accumulato nelle vostre esperienze con la diversità. E non si ferma lì, perchè la parte finale prevede anche la stesura di un piano d’azione per canalizzare quanto viene alla luce durante il gioco in un progetto personale, professionale o sociale (o tutte e tre le cose).

In questo gioco ci ho messo tutto: la mia esperienza di 30 anni di espatrio, quello che ho imparato con le formazioni interculturali, con il bellissimo workshop di intercultural gamification con George Simons, la mia esperienza come coach.

Da quest’ultima ho tratto quelli che sono gli strumenti principali del gioco: ascolto, racconto, feedback onesto e la strutturazione. Il gioco si basa infatti sull’interscambio di esperienze a contatto con la diversità. Un mazzo di carte al centro di ogni gruppo di partecipanti stimola ogni singolo individuo a ricordare i suoi momenti più salienti e a raccontarli. Il gruppo ascolta con empatia, e si prepara a dare il suo feedback. Sarà sulla base di questo che il partecipante rifletterà e deciderà se e come usare skills, ricchezze e lezioni apprese a contatto con la diversità.

I racconti sono intercalati da attività “jolly”, delle più svariate. Il tema è sempre il confronto con il diverso, l’uscire dalla nostra zona di confort. Sono tutte attività brevi e divertenti che invitano i partecipanti a svagarsi e mettersi alla prova in modo ludico.

Come potete immaginare, conoscendomi, mi sono particolarmente divertita a lavorare su queste ultime. Le ritengo il vero punto forte del gioco, un sistema comprovato per favorire la concentrazione sul tema centrale.

Il gioco è molto versatile, e si può usare in tutte le situazioni in cui è importante riflettere sugli effetti del contatto con la diversità. Ad esempio in team aziendali, gruppi associativi, classi, gruppi di espatriati ma anche singoli clienti di coaching. L’avevo testato, nella sua versione beta, con un grande gruppo di espatriate al ritiro di Expatclic a Milano nel luglio scorso, ed era stato un gran successo.

Mi preparavo a lanciarlo ufficialmente proprio in questi giorni, ma il Coronavirus ha preso il sopravvento sulle nostre vite. Non importa. Mi fa piacere presentarvelo online, raccontarvi quello che c’è dietro. Spero di poterlo usare presto, per continuare a diffondere il messaggio che in questa fase della mia vita mi è così caro: la diversità non è una minaccia, è una ricchezza. Usiamola per migliorare il mondo.

 

Claudia Landini
Marzo 2020
Foto ©ClaudiaLandini

 

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