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Cuccette per signore, in treno da Milano a Parigi

cuccette per signore

Da quando sono tornata a vivere in Europa, prendo molto meno l’aereo e molto più spesso il treno. Qualche riflessione su un viaggio notturno che ho fatto di recente da Milano a Parigi.

Qualche tempo fa sul mio profilo Facebook ho postato questa domanda:

devo andare da Milano a Parigi: mi consigliate l’aereo o il treno?

Le risposte sono arrivate a fiume. La mia comunità, tranne pochissime eccezioni, si pronunciava con veemenza a favore del treno.

Io adoro il treno, e ho un po’ paura di volare. La cosa che però mi lasciava perplessa era la quantità di ore che un viaggio in treno comportava per portarmi dalla mia città a quella in cui vive mio figlio.

Mentre il trasbordo aereo dura un’ora e poco più, con il treno si poteva arrivare anche a impiegarne sette o otto. E anche se sul treno si può certamente leggere e lavorare al computer, si trattava pur sempre di quasi un’intera giornata in ballo.

Allora è sorta spontanea l’idea: e se viaggiassi di notte? Di notte si dorme (o almeno, io dormo 🙂 ) e farlo a casa mia o su un treno mi è indifferente.

O quasi. In realtà il mio primo pensiero dopo aver considerato la trasferta notturna, è andato alla composizione della vagone: cos’avrei fatto se mi fossi ritrovata sola tra cinque uomini di svariata età e inclinazione?

E’ questa una cosa che mi ha sempre un po’ terrorizzata. Non solo perchè quando avevo sedici anni e tornavo in treno dai Paesi Baschi con un’amica, uno schifoso uomo si è messo a masturbarsi nel nostro vagone. Tutta la mia infanzia e adolescenza sono state costellate da eventi che mi hanno creato una naturale paura verso il genere maschile, in determinate situazioni.

Si era già parlato di questo quando dovevo decidere se prendere un airbnb (prima che airbnb riprendesse ad affittare negli insediamenti illegali israeliani in West Bank, ragione per la quale non bisogna assolutamente più usarlo!) nell’appartamento di un uomo. Ricordo che per alcune donne che partecipavano alla discussione (che una volta di più avevo aperto su Facebook) era difficile capire la mia riluttanza. Io, in cambio, non capivo come loro non potessero afferrare il perchè del mio disagio.

cuccette per signore
Arrivando a Parigi

In ogni caso questo stesso disagio mi si è ripresentato quando mi son trovata a scegliere se viaggiare di notte in treno. Finchè una donna della mia comunità mi ha fatto sapere che esistono cuccette per signore su tutti i treni europei (e forse anche extraeuropei). Questa è una cosa che mi ha lasciato basita non perchè esista questa santa iniziativa, ma perchè non mi capacito di aver vissuto in tutto il mondo e fatto tutto quel che ho fatto, e ancora non sapere cose così importanti.

Sono andata sul sito delle ferrovie per prenotare il mio biglietto e in effetti ho trovato l’offerta di cuccette per signore: da due, quattro o sei posti, a seconda del prezzo che si sceglie.

Io ho scelto quella da sei, per risparmiare. All’andata mi sono ritrovata con una sola compagna di viaggio, una carissima donna senegalese che dormiva in basso mentre io avevo una cuccetta in alto.

Al ritorno, invece, eravamo al completo: sei letti per sei donne di nazionalità, lingue e fisicità svariate. Tra queste, una era una specie di Hulk che ha afferrato con nonchalance la mia valigia piena di libri e bottiglie di vino e l’ha issata sopra la testa come una novella Pippi Calzelunghe.

Una volta accomodate, ci siamo piacevolmente intrattenute raccontandoci i motivi per cui facevamo quel viaggio. E’ stato molto bello respirare quell’umanità così diversa nel calore del nostro vagone al femminile. C’era una grande naturalezza nella gestione dello spazio comune, e direi quasi affetto nel prendersi cura le une delle altre. Ho dormito serena e cullata dalla pienezza del sentirmi sicura.

Quando siamo arrivate a Milano, una delle nostre compagne di viaggio aveva perso la coincidenza per Roma a causa di un ritardo del treno. Non parlava italiano ed era un po’ agitata. L’ho accompagnata al servizio informazioni e sono stata con lei finchè abbiamo avuto la certezza che poteva prendere il treno successivo senza costi aggiuntivi. Quando ci siamo salutate mi ha stretto in un bell’abbraccio pieno di gratitudine. Sono venuta via con una sensazione di calore al cuore. E in fondo, a cosa serve viaggiare se non a connettersi con altri essere umani?

W le cuccette per signore!

 

Claudia Landini
Novembre 2019
Foto ©ClaudiaLandini

 

 

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