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Perdere un genitore, riflessioni sparse

perdere un genitore

Non voglio davvero essere polemica, specialmente quando si tratta di argomenti così delicati come il perdere un genitore, ma recentemente ho letto un post (in inglese) che titola “10 things that changed me after the death of a parent” (10 cose che mi hanno cambiata dopo la morte di un genitore), e non posso trattenermi dal condividere la mia reazione.

Mi dispiace tanto per l’autrice, e devo dire che tutto il post è impregnato del suo dolore, ma ci sono un paio di cose che proprio non mi suonano giuste.

Per cominciare, non mi piace la scelta di fare un decalogo del dolore. So che oggi bisogna spezzettare tutto in punti. Lo faccio anch’io ogni tanto, per il bene della struttura, ma fare un bullet point per spiegare il dolore che si sente nel perdere un genitore toglie calore alla voce.

Non mi è piaciuto nemmeno l’uso della parola “merda” nel post. Forse sono un po’ antiquata, ma leggere “Poi me ne rendo improvvisamente conto; merda, non posso chiamarli“, mi toglie immediatamente tutta l’empatia. Lo trovo rude e innecessario.

In ogni caso questo post mi sembra molto personale, e tocca punti come la sua reazione fisica al dolore, e gli effetti devastanti che la morte dei suoi genitori ha avuto sulla sua famiglia. Il che va benissimo, ma non vedo molto che tipo di riflessione questo possa suscitare nei lettori. E’ la sua storia, sono le sue circostanze personali, e sappiamo tutti che le reazioni a questo tipo di eventi variano molto a seconda dell’età dei genitori, le loro condizioni di salute, il rapporto che abbiamo con loro e così via.

Il seguente punto lo trovo davvero irrispettoso. E so che l’autrice è in buona fede, ma dovrebbe pensare due volte prima di pubblicare una cosa del genere su una rivista così diffusa:

“Non cambierei il tempo passato con loro con niente, ma a volte penso che sarebbe stato più facile se fossero morti quando ero giovane. Avrei avuto meno ricordi”. 

Io ho perso mio padre quando avevo diciassette anni. Non ha conosciuto nè mio marito nè i miei figli. I miei ricordi di lui si fermano quando io non ero nemmeno adulta. E’ successo così tanto nella mia vita da quando è morto, e spesso mi chiedo come sarebbe stata avendolo ancora con noi. Sarebbe stato un nonno stupendo. E sarebbe stato orgoglioso di me, perchè ho costruito la mia vita su valori che erano molto suoi: viaggiare, incontrare nuove culture, parlare lingue straniere. Questo non cambia il fatto che ho solo diciassette anni di ricordi invece del mezzo secolo con mia madre. Onestamente, non penso che mi dispiacerò di averla avuta così a lungo, quando verrà a mancare.

In effetti mi ci sto preparando in questi giorni. La salute di mia madre declina rapidamente, e so che non manca tantissimo a quando dovremo dirle addio. Mi sto preparando in molti modi per essere pronta quando arriva il giorno, e quando succederà, forse cambierò idea su questo post.

Ma di una cosa sono sicura: non penserò mai, neanche per un momento, che sarebbe stato più facile con meno ricordi. Sarò sempre grata al fatto che mia madre ha avuto una vita così lunga, e ricorderò con amore ogni singolo momento che abbiamo speso insieme.

 

Claudia Landini
Novembre 2015
Foto ©ClaudiaLandini
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Comments (5)

  1. Da quel punto di vista sicuramente… Se ti metti in piazza cosi devi sempre avere un po’ di riguardo per gli altri

  2. Sì infatti Claudia, è quello che dicevo, è un post in cui esprime il suo dolore puramente personale, ma dato che è una coach di grandissimo rilievo e molto seguita, credo che dovrebbe essere un filo più attenta a certe affermazioni, ecco tutto.

  3. Avendo perso il papa’ a 18 anni, la penso come te.. ma il dolore e’ molto individuale… se l’autrice del post lo vive cosi, e’ libera di farlo e tu di non essere d’accordo con lei immagino

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