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Ho sempre pianto e sempre piangerò

Pensavo che fosse una tendenza in aumento con l’età, ma mi sono ricreduta, e in questo post vi spiego perchè.

 

Negli ultimi tempi, diciamo negli ultimi due o tre anni, ho notato che basta veramente un nonnulla per commuovermi. Sono sempre stata una persona sensibile, ma non ricordo di essermi commossa tanto spesso quanto in questa fase della mia vita. Non piango di tristezza a piene lacrime tutti i giorni (ci mancherebbe!), ma non passa giorno senza che qualcosa mi commuova profondamente. Può essere il trailer di un film, un post particolarmente toccante, o durante una chiacchierata con un’amica che ha magari appena perso il cane.

A dire il vero qualche giorno prima di lasciare Milano per trasferirmi a Ginevra, mi è capitato proprio questo. Alla mia amica storica è morto il cane, e quando sono andata a trovarla per pranzo, lei mi ha dato due condizioni: che parlassi solo io e che non toccassimo l’argomento cane. In realtà – e con mia somma gioia – mi ha parlato tutto il tempo della cara bestiola, e quando è toccato a me dirle qualcosa, la voce mi si è strozzata e gli occhi mi si sono riempiti di lacrime. Lei era riuscita a non lasciarsi andare, e io, invece di incoraggiarla e non soccombere alla tristezza, avevo il groppo in gola e gli occhi umidi.

Ci si vergogna sempre un po’ a piangere così apertamente, e si trovano dunque delle giustificazioni. La mia, nella quale peraltro credevo veramente, era che la menopausa mi ha resa più sensibile e mi ha tolto un po’ di autocontrollo (che peraltro ho sempre avuto in scarse dosi, anche da giovane :-)).

ho sempre piantoQualche settimana fa sono passata dai giardinetti, a Milano, dove c’è la lapide per Fausto e Iaio. Io avevo quindici anni quando sono stati uccisi, e mi ero unita al grande corteo che si è formato la mattina in cui è arrivata la notizia, ed è passato davanti al punto in cui erano i fascisti avevano sparato, e che ora era pieno di fiori. E mi sono ricordata improvvisamente che in quell’occasione ero stata talmente male, ero talmente e profondamente addolorata, da non riuscire a frenare i singhiozzi. Ricordo che avevo appoggiato la testa alla spalla del mio ragazzo, e piangevo, piangevo come se Fausto e Iaio fossero stati i miei fratelli, o due cari amici di lunghissima data.

E da questo ricordo, ne sono arrivati, a catena, mille altri. Quella volta che con la mia grande amica Ingrid siamo andate al funerale del papà di una sua amica – che per me era poco più di una conoscenza – e che quando tutti erano già usciti dalla chiesa, io e lei siamo rimaste dentro abbracciate a singhiozzare come se avessimo perso il nostro, di papà.

O quella volta al cinema, quando insieme a un’amica sono andata a vedere Il postino, l’ultimo film in cui ha lavorato Troisi prima di morire, e che alla fine, sulle voci di chiusura, è apparso in grande “AL NOSTRO AMICO MASSIMO“. Ricordo che mentre la folla defluiva verso l’uscita, io ero inchiodata al mio posto singhiozzando come una fontana, con la mia amica un po’ imbarazzata, che tentava di farmi calmare e alzare.

O ancora quando, un anno dopo la morte di Vittorio Arrigoni, sono andata alla sua commemorazione a Bulciago, il suo paese natale. A inizio cerimonia, appena hanno fatto partire un audio con la sua voce, mi sono sciolta e ho cominciato a piangere in un modo che un po’ m’imbarazzava, perchè – secondo i canoni espressivi correnti – sembravo quasi più addolorata dei suoi famigliari.

Morale: mi sono sempre commossa e ho sempre pianto. Tanto, in tante occasioni e con tantissimi singhiozzi e lacrime. Ho sempre pianto e sempre piangerò perchè sono una persona empatica, che racchiude dentro di sè ogni gamma di dolore, e che da oggi non si vergognerà più quando qualche tasto lo risveglia e lo porta a galla.

 

Claudia Landini
Febbraio 2020
Foto principale: Pixabay

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