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Perdere il proprio compagno di vita

Questo post è dedicato alle mie care amiche che hanno perso il loro compagno di vita. E a tutti gli amici che non sono più con noi.

Qualche tempo fa mi trovavo a Milano e avevo urgentemente bisogno di antibiotici. Sono entrata in una farmacia, e ho visto un signore anziano seduto su uno sgabello dietro il banco. All’inizio ho pensato che non si fosse sentito bene, poi uno dei farmacisti l’ha apostrofato in tono rude ma affettuoso, dicendogli di smetterla di lamentarsi e di reagire, che quello che stava passando lui succedeva a un sacco di gente, è la vita.

Il signore mi guardava e mi sono sentita in obbligo di chiedergli cosa lo tormentava. In un sussurro, come se avesse paura di essere sgridato, mi ha detto “mia moglie è morta”.

Avrei voluto abbracciarlo, ma mi sono trattenuta, non volevo caricare di dramma il già triste momento. Gli ho però detto che mi dispiaceva tantissimo, e che capivo perfettamente come si sentiva, e gli auguravo tutta la forza e il coraggio necessari a continuare a vivere senza la sua amata moglie.

La prima vedova che ho conosciuto bene è stata mia madre. Aveva 49 anni quando mio padre è morto a 57. Non ho chiari ricordi del suo dolore, io avevo diciassette anni ed ero impegnata a gestire il mio. Ricordo però con chiarezza come si è buttata nella vita famigliare, com’era presente, affettuosa e sempre attiva per noi ragazzi. Era sempre stata una madre meravigliosa, ma dopo la morte di mio padre divenne ancora più devota alla sua piccola tribù.

A quel tempo non avevo idea di cosa potesse significare perdere il proprio compagno di vita. Non avevo ancora trovato il mio e avevo tutta la vita da vivere.

Ora sono in quella fase in cui la morte colpisce sempre più spesso nel nostro circolo di amici stretti. In questi ultimi anni ho consolato tante, troppe care amiche che hanno perso il loro compagno.

Sono molto grata a loro per avermi permesso di avvicinarmi così intimamente al loro dolore. E anche se non pretendo di capire a fondo questo terribile momento, mi sono resa conto che spesso lo trattiamo come qualcosa di naturale della vita, qualcosa che diamo per scontato, prima o poi accadrà, e che inquadrandosi nell’ordine normale delle cose dovrebbe farci soffrir meno.

Ovviamente c’è tanta gente che muore giovane, e siamo sicuramente fortunate per ogni anno in più che passiamo con la persona che amiamo.

Perdere il proprio compagno di vita, però, dev’essere un dolore inimmaginabile, e a qualsiasi età. Non riesco neanche a pensare a come dev’essere difficile imparare a funzionare da sole dopo aver condiviso un’intera vita, ogni singolo giorno, con la persona amata. Un carico di ricordi che diventa la vita stessa, e ogni giorno in più speso insieme, è qualcosa che mancherà quando uno dei due parte.

Ad ogni morte che ci ha toccato da vicino in questi ultimi tempi, ad ogni notizia devastante arrivata al telefono, via schermo, via WhatsApp, mi sono sentita più vicina alle mie scelte, al mio amore, e all’impegno nel vivere la vita a fondo e con gusto, finché c’è.

E quando spesso la sera, in questi ultimi tempi, penso agli amici che sono partiti, ne ricordo i volti, la voce, le risate condivise, e poi penso alle mie amiche che lottano per riempire il vuoto immenso che si son trovate a dover affrontare, alcune molto improvvisamente, mi ricordo di mia suocera, anziana e malata, che alla fine dei suoi giorni mi diceva “questa vita è un po’ una fregatura”.

E allora faccio l’unica cosa che posso fare: ne parlo, mi ricordo quanto può essere fugace la vita, e stringo tutte le mie care amiche in un abbraccio che non si scioglie mai, neanche quando siamo lontane.

 

Claudia Landini
Dicembre 2018
Foto principale di Nenan Tovilovac

 

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